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( votes)L’innato istinto di migliorare la propria condizione di vita ha sviluppato nell’uomo la necessità di conoscere, sperimentare, esplorare. È nella genetica umana il desiderio di andare oltre. Immaginare qualcosa che non esiste e sviluppare tecnologie che lo rendino tangibile. Una divinazione spesso praticata dagli artisti e poi resa concreta dagli scienziati. Jules Verne nel finire del 1800 già scriveva di energie rinnovabili, interconnessioni, auto elettriche. È grazie a questa indole che ci espone verso l’ignoto per trovare tracce di possibilità, vantaggi, opportunità che l’umanità è in grado di perseguire quell’inarrestabile evoluzione tecnologica che ci permette di compiere oggi azioni fantasticate in passato.
Lo stesso innato istinto al miglioramento che risiede nell’animo umano è incanalato in direzione non altrettanto meritevole. L’uomo, che nel neolitico comincia a riunirsi in comunità perché avverte che la convivenza può semplificare la propria esistenza, non sfugge alla sua natura di singolo per la quale il proprio bene non può essere sacrificato per il bene comune. Lo vediamo nelle guerre. Lo tocchiamo nelle storie di violenza. Lo viviamo nelle beghe quotidiane, appena mettiamo il piede fuori dalla nostra zona di comfort. Esiste questa necessità di prevalere che ci induce a compiere atti deplorevoli con la consapevolezza di commettere ingiustizie. Azioni che ci mettono fuori dalla legge e prima ancora da un comportamento etico. Sul punto è duro Albert Camus per il quale “un uomo senza etica è una bestia selvaggia che vaga libera in questo mondo”.
L’etica però non è istintiva, non radica nelle viscere primordiali dell’esistenza, prende forma nell’incontro con l’altro e nella capacità di vedere nell’altro una risorsa e non un ostacolo. L’etica è sostenuta da norme di comportamento che, per essere chiari, è necessario riportare su un codice. “Un codice etico ci guida nelle decisioni difficili e ci aiuta a mantenere la nostra integrità anche quando è più facile piegarsi alle tentazioni della scorrettezza”, leggiamo nel messaggio di presentazione del Codice Etico Partecipato proposto dalle studentesse e dagli studenti del liceo Alfano I di Salerno nell’ambito del progetto “Ci Conviene” di Trasparency International Italia e ASviS (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile). L’iniziativa che ha coinvolto diversi istituti scolastici e la casa circondariale di Pozzo di Gotto ha il fine di sensibilizzare le giovani generazioni sui temi dell’anticorruzione e della sostenibilità.
Affrontare questi tremi a scuola, anche in classi inferiori a quelle liceali è un dovere dal quale i percorsi formativi non si dovrebbero sottrarre. Il bagaglio culturale che ci porteremo dietro per tutta la vita si forma tra i banchi dei primi anni scolastici. La lotta alla corruzione è un tema che è stato molto caro al compianto Papa Francesco. La sua voce risuona ancora da quel 21 marzo 2015 quando, a Napoli, esortò camorra e criminali: “convertitevi all’amore e alla giustizia”. “La corruzione spuzza”, disse Francesco.
Il fenomeno che corrode le amministrazioni locali è oggi oggetto di uno studio dell’UIF (Unità di Informazione Finanziaria), istituzione che si occupa dell’antiriciclaggio in seno a Bankitalia, con l’obiettivo di mettere a punto un algoritmo in grado, utilizzando tecniche statistiche e di machine learning, di individuare il grado di infiltrazione mafiosa in una pubblica amministrazione. La presenza della criminalità negli uffici comunali provoca storture che si riflettono sulla vita della comunità: servizi inefficaci, assunzioni pilotate, aumento delle tasse. Gli appalti pubblici, gestiti direttamente dalle amministrazioni locali, diventano facile preda di saccheggio. Non è un caso se il sistema elaborato dall’UIF mostra che “le amministrazioni comunali identificate dal modello come a più alto rischio di infiltrazione sono caratterizzate da livelli di trasparenza negli appalti significativamente inferiori rispetto alle altre amministrazioni”. Lo studio dei dati come antidoto alla corruzione, già in fase sperimentale, affermano gli ideatori, è da considerare accurato fino 98,2% e si candida a “contribuire all’elaborazione di politiche antimafia più efficaci”.
La corruzione non indossa vestiti sgargianti, è sobria, irriconoscibile. Apparentemente tutto fluisce secondo le regole. Gli esperti dell’UIF lo hanno constatato: amministrazioni insospettabili si sono rivelate infette; sono state tradite proprio dall’analisi dei numeri. Ma può veramente la corruzione sfuggire a tutti? Può essere davvero così elusiva? Lo si stenta a credere. Possiamo ragionevolmente affermare che adulterare la gestione della “cosa pubblica” è tanto più facile quanto più diffusa è l’indifferenza. Ancora una volta ci tornano alla mente le parole di Bergoglio. Rammaricato affermava che “una cosa che mi fa soffrire molto è la globalizzazione dell’indifferenza, girare la faccia dall’altra parte e dire: ‘A me che importa? Non mi interessa! Non è un mio problema!’”. Ogni problema è di tutti perché in qualche modo ha ripercussioni sulle nostre vite, ignorarli non ci rende immuni. Pur restando nel solo ambito dell’appalto pubblico, lo studio UIF ha dimostrato come le amministrazioni corrotte affidano appalti a imprese colluse gonfiando i prezzi, fagocitando risorse destinate a servizi necessari alla comunità. A ciascuno di noi.
È dunque su questo che si deve agire: contrastare l’indifferenza, farsi veicolo di una cultura della legalità, portavoce di un’etica che ci renda liberi dal primitivo istinto di sopravvivenza, del prevalere a discapito di chi ci vive accanto. Pur essendo lecito pensare a migliorare la propria condizione, accettare di porre dei limiti al libero arbitrio. Evitare che diventi causa di cecità morali. Percepire le possibili ripercussioni che può produrre una decisione e avere il buon senso di correggerle e se il caso rinunciarvi perché, come diceva Maurice Barrès “Non è la ragione che ci dà una guida morale, è la sensibilità”.
