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Le città non sono solo un articolato reticolo di strade ed edifici. Non sono solo asfalto e cemento. Non sono un corpo inanimato. Sono un organismo complesso. Vivente. Come ogni essere vivente nascono e crescono. A volte muoiono.

Per vivere le città hanno bisogno di svilupparsi, evolversi. La longevità di una città si misura sulla capacità di sapersi adattare ai mutamenti. Quanto più ne sarà incline, tanto sarà in grado di conservare la sua linfa vitale: la presenza degli uomini.

Sono gli uomini a dettare in che direzione una città si evolverà. Lo fanno di continuo. Così, ogni città assume volti diversi e molteplici sfumature, rispecchiando le esigenze di ogni generazione. In ogni centro urbano è facile distinguere i quartieri edificati nei vari secoli. Li si riconosce dagli stili architettonici e dalle piante urbanistiche.

Nel naturale processo evoluzionistico, spesso, il passaggio da un’epoca all’altra non è lineare. Tra quanto è stato realizzato in due momenti diversi possono insorgere contrasti. Ciò che era congeniale in un determinato momento può essere un ostacolo in un altro. La questione non è che nel passato si è sbagliato. Sono le condizioni che sono mutate.

Un esempio? Quante città sono divise in due dalla linea ferroviaria? Quando quei binari furono posizionati correvano, solitamente, lungo i confini del centro abitato. Lo sviluppo delle città ha portato all’urbanizzazione delle aree aldilà della ferrovia, finendo per realizzare quartieri che soffrono per questa linea di demarcazione che li allontana dal centro.   

Oggi abbiamo convenuto che tali quartieri rischiano di rimanere isolati, di essere vissuti come un corpo estraneo al resto della comunità. E’ in queste situazioni che si formano i comitati di zona. Cittadini che si aggregano per tutelare le esigenze del proprio quartiere come se queste non fossero parte delle esigenze dell’intera città.

Molte volte per poter permettere ad una città di proseguire nella sua evoluzione è necessario programmare interventi “invasivi”. Si dovranno avviare gare d’appalto con l’obiettivo di modificare lo stato dei fatti, costruendo nuove infrastrutture, funzionali alle nuove esigenze della città. Spesso sarà necessario procedere con l’abbattimento di costruzioni preesistenti pubbliche e private.

Primo passo per aprire cantieri di questa natura sarà l’esproprio. Espropri e appalti condividono spesso gli stessi progetti. Non si possono fare nuove strade se non si realizzano espropri. Non si potrebbero edificare nuove scuole, ospedali, centri sportivi se non venissero sottratte delle aree alla proprietà privata.

Accadrà a breve a Trento dove sta per essere cantierizzato un progetto di interramento della linea ferroviaria che al momento taglia in due la città. Un progetto che chiede il sacrificio di una parte della comunità, costretta a dover cambiare la propria esistenza. Perché possa essere realizzato dovranno essere abbattuti undici edifici. Di questi tre sono residenziali. Chi abita o chi lavora in quegli stabili sarà costretto a cambiare casa o luogo di lavoro, abitudini, punti di riferimento. Si dovrà allontanare da una rete sociale consolidata e trovare nuovi equilibri.

Non sarà un’esperienza indolore per queste famiglie, per gli uffici, i negozi, le officine coinvolti, ma il loro sacrificio permetterà di migliorare la mobilità urbana, la qualità della vita lungo i 2,4 chilometri di interramento. Le loro rinunce permetteranno di riavvicinare due parti della città attualmente tenute insieme da sottopassi e cavalcaferrovia che assomigliano ad antiestetici e indelebili punti di sutura.

Le città devono cambiare per sopravvivere. Lo fanno più volte nel corso della loro esistenza. La città di Trento cambiò volto quando dalla metà dell’800 fu avviata la realizzazione della linea ferroviaria che avrebbe separato in due il centro urbano. Tra qualche anno saranno ripristinati i collegamenti diretti tra luoghi storici, sarà unificata l’area universitaria, sorgeranno nuovi spazi verdi. La ferrovia, un tempo risorsa irrinunciabile per lo sviluppo economico e sociale, che permetteva a Trento di essere collegata a Venezia e al Mediterraneo, si è scontrata con la crescente necessità di migliorare la qualità della vita. Si arriva alla realizzazione di questo progetto in un’epoca in cui le due cose non devono necessariamente escludersi a vicenda. Ferrovia e vivibilità possono coesistere senza effetti collaterali. L’evoluzione tecnologica, la disponibilità di nuovi mezzi e tecniche lo permette.

E in questo modo che le città cambiano: si estendono verso nuovi quartieri; migliorano fisionomia e fisiologia di quelli già esistenti. E’ un processo che non si può fermare. Che richiede un continuo lavoro di miglioramento, di adeguamento alle nuove esigenze della società. Che necessita di amministrazioni dotate di bravi e lungimiranti progettisti in grado di saper avviare appalti a volte audaci e a tratti impopolari ma che la storia saprà ricompensare e i cittadini, anche quelli che hanno dovuto sopportare alcuni sacrifici, impareranno ad apprezzare.

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Dott. Enzo de Gennaro
Direttore Responsabile
mediagraphic assistenza tecnico legale e soluzioni per l'innovazione p.a.