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( votes)Ogni corpo esposto alla luce produce le sue ombre. Tutto ha il suo opposto. Ogni azione che facciamo, ogni idea che abbiamo è la combinazione di bene e di male. Non esiste il bene assoluto. Non esiste il male totale. Coesistono. Il lato oscuro degli appalti pubblici è la corruzione e ha origini antichissime. Se ne trovano tracce sin dal 3.100 a.c. in Egitto e poi in Grecia e a Roma. Insomma, sin dalla formazione delle prime società complesse. E nella complessità delle nostre società moderne, nonostante tutti gli sforzi di questi ultimi decenni, nonostante le leggi, i regolamenti, le multe, gli arresti, la corruzione non indietreggia. Continua a prosperare, a scandalizzare. Senza davvero trovare un sistema giuridico e ancor prima culturale che possa finalmente debellarla.
Il fenomeno è invece di nuovo in espansione. Dopo il triennio 2021-2023 in cui la percezione della corruzione sembrava essere stabile, i due anni successivi sono in fase calante. I dati sono quelli forniti da Trasparency International che il 10 febbraio ha presentato i risultati relativi al 2025. Il report racconta il livello della percezione della corruzione nel settore pubblico in 182 paesi. L’Italia è al 52esimo posto, ultima tra le nazioni dell’occidente europeo.
Il valore cardine sul quale deve poggiare tutto il meccanismo degli appalti pubblici, quello che deve oleare gli ingranaggi perché tutto possa funzionare regolarmente, è l’imparzialità. Imparzialità minacciata dall’interesse privato. Il punto è questo. Lo è da oltre cinque mila anni. Il funzionario ha la possibilità di agevolare se stesso o un parente, un amico, e spesso cade in tentazione. È possibile passare facilmente dalla tentazione al peccato protetti da lacune normative. L’inversione di tendenza che l’Italia ha registrato negli ultimi anni dopo che dal 2014 al 2021 aveva fatto registrare notevoli progressi, è da imputare proprio ad alcuni passi indietro che il nostro sistema normativo ha commesso di recente. La tesi è sostenuta dal presidente dell’ANAC Giuseppe Busia che proprio durante la presentazione dei dati di International Trasparency aveva citato a tal proposito l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la mancanza di una normativa in materia di lobbying. Secondo Busia, per affrontare seriamente la corruzione, devono essere rimarginati questi vuoti normativi ed è necessario investire sulla trasparenza e la digitalizzazione.
Intervenire sui meccanismi è fondamentale, ma è la cultura a essere elemento dirimente. Si deve comprendere che la corruzione danneggia a più riprese: distrae capitali destinati al bene pubblico; mortifica la competitività; consuma la qualità dell’oggetto dell’appalto pubblico; sacrifica l’interesse pubblico. Come ha detto Busia è necessaria una voce corale che sostenga che “la corruzione fa male, che abbassa il livello di democraticità del sistema, che laddove le procedure sono opache, pagano le imprese, paga l’economia, pagano le persone, che sono meno libere nel senso più ampio e più alto e che quindi non riescono a crescere, a vivere bene.”
L’imparzialità non è facile da applicare davanti alla possibilità di soldi facili e ancora di più nel caso in cui si abbia la possibilità di agevolare un parente, un amico. La corruzione esisterà sempre? Probabilmente sarà così. L’auspicio è una graduale e sostanziale riduzione. Per noi italiani arrivare ai livelli dei paesi nordici dove la corruzione non è del tutto assente ma ridotta a valori quasi insignificanti sarebbe un risultato.
La digitalizzazione sembra essere la strada da battere per arrivare a mettere a punto un sistema oggettivo, basato sui numeri, su formule matematiche e algoritmi. Può salvarci l’imparzialità della macchina? Fino a quando la corruzione non sarà più commessa passandosi una mazzetta ma servendosi di hacker che possano adulterare il sistema. Fino a quado non saranno le stesse macchine a corrompere i loro simili, senza più bisogno di un’intelligenza umana che le faccia funzionare. Lo scenario potrebbe non essere così futuristico. Stiamo affidando all’intelligenza artificiale porzioni sempre più grandi e importanti del nostro lavoro. Le macchine si comporteranno in maniera molto più simile a noi di quanto ci si possa aspettare. Si, perché siamo noi a istruirle. Se un giorno dovessero imparare a corrompere sarà solo colpa nostra. In fondo quello che facciamo oggi utilizzando l’intelligenza artificiale è paragonabile all’educare un figlio. E la mela non cade mai lontana dall’albero.
