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Avevamo appena finito di strisciare sotto un groviglio di filo spinato. Con la faccia nel fango, con il respiro sempre più corto. Quando ci stavamo per rialzare ci accorgemmo che davanti a noi si ergeva una parete scivolosa e ripida. Era da un pò di tempo che andava avanti così. Gli ostacoli si susseguivano concedendo davvero pochi istanti per prendere fiato. Per comprendere dove fossimo. Quando sarebbero finiti. Ci toccava correre. E correvamo perché volevamo venirne fuori. Senza sapere dove stessimo andando.

Non abbiamo ancora smesso di subire le conseguenze della follia della guerra in Ucraina che a queste dobbiamo sommare le ripercussioni del confronto bellico tra l’asse Stati Uniti/Israele e l’Iran. Il presente si opacizza. Il futuro si oscura. Il balzo del prezzo del carburante è stato repentino. Le conseguenze del conflitto investono ogni settore, lavori pubblici inclusi.

Ci sono strade che potrebbero restare incompiute. Altre che non potranno essere messe in sicurezza. Il bitume è tra i primi materiali di costruzione a essere investito dall’aumento dei prezzi essendo un derivato della raffinazione del petrolio. L’allarme rincaro attraversa tutta l’Italia. Da Cuneo a Bari, i timori sono identici. L’inquietudine intacca inevitabilmente anche le opere finanziate con il PNRR. L’aumento dei costi potrebbe sortire non solo un fuori budget che le imprese non sarebbero disposte a sopportare ma anche  un rallentamento dei lavori che si potrebbero protrarre oltre il 30 giugno 2026, termine stabilito per la chiusura dei cantieri. Uno scenario ad alta intensità di rischio; se si avverasse, i finanziamenti europei potrebbero essere messi in discussione.

Dal covid in poi l’incertezza domina la società. I governi si adoperano per cercare gli anticorpi necessari per affrontare le emergenze ma questi a loro volta vengono vanificati da nuovi e inattese circostanze. “Altro giro, altra corsa”, la voce festante del giostraio che invita a riprovare le ebbrezze delle montagne russe. No grazie, ne abbiamo abbastanza. Si potrebbe cambiare il biglietto con quello di un rassicurante e divertente carosello? Carosello, un termine che ci riporta alle immagini in bianco e nero di un tempo colorato dal boom economico. Non si chiede tanta grazia, fu un periodo irripetibile che seguiva uno terribile. Il prezzo da pagare fu elevatissimo. A volte si ha la sensazione che in qualche modo la strada infausta che percorse la prima metà del ‘900, quella sì, la si stia mettendo a nuovo, sia stata cantierizzata, commissionata da correnti che spingono verso qualcosa di cui i libri di storia sono già pieni.

Questo marasma geopolitico ci entra nelle case e intacca i nostri figli nell’età più fragile. Quell’adolescenza in cui si crede di possedere il mondo, temendolo. In cui tutto deve ricondurre alla propria persona pur non sapendo ancora fino in fondo quella persona chi è. In un lecito groviglio di sensazioni ed emozioni, quel che accade nel mondo genera ansia, depressione, stress. Da adulti, siamo alle prese con il compito di rassicurare senza nascondere la realtà, di vaccinare i nostri figli contro l’incertezza generata dai capricci di adulti/bambini che giocano con il potere che un dio distratto gli ha messo tra le mani. Potessimo fare qualcosa di veramente significativo oggi, sarebbe bandire una gara d’appalto per la realizzazione di una stabilità vera e duratura. Una nuova autostrada del sole, simbolo di unità, innovazione, fiducia nel futuro.

La A1, inaugurata nel 1964, rivoluzionò i collegamenti. Avvicinò gli estremi del paese, diede ai nostri nonni la libertà di viaggiare. La sua ideale prosecuzione, il ponte sullo stretto. Un’opera faraonica, destinata a rappresentare l’eccellenza dell’ingegno italiano, l’eminenza della nostra manodopera. Anche il futuro di questa opera è assoggettato alla volubilità del periodo storico in cui sta cominciando a prendere forma. Ne parla il Presidente dell’ANAC Giuseppe Busia che denuncia l’incongruenza degli investimenti previsti con il mercato attuale e “il rischio marcato che la spesa superi il 50% di quella prevista originariamente”. Quel che più teme Busia è la frammentazione del progetto che al momento è disgregato per fasi. Un progetto esecutivo unitario permetterebbe “una previsione complessiva dei costi che ad oggi non c’è” e metterebbe al sicuro l’opera dall’andamento dei mercati mentre nell’attuale configurazione ha ampiamente dimostrato “di non essere resistente all’aumento dei costi”.

L’impennata del bitume e degli altri materiali edili, dell’energia e del carburante, mettono in sofferenza migliaia di cantieri in tutta Italia, compreso il Ponte. CNA chiede una revisione dei prezzi degli appalti pubblici. Il Governo lavora in varie direzioni per fronteggiare la crisi. L’auspicio è che maturino provvedimenti certi e durevoli. Emergenza e temporaneità non risolvono una situazione che dal 2020 in poi, sotto varie forme, sta diventando cronica. Come possono i nostri giovani sperare in un futuro solido costruendolo su un presente incerto? Gli promettiamo un ponte ma discutiamo ancora di progetti, parliamo loro di nuovi impianti sportivi, di ospedali avveniristici, di scuole all’avanguardia e di nuove vie di comunicazione che ora rischiano di restare sulla carta o di finire nella lista d’attesa se non in quella delle incompiute. Il comparto degli appalti pubblici si scopre sempre più debole e vulnerabile all’instabilità del mercato. Camminiamo sulle sabbie mobili. Abbiamo bisogno di sentire la roccia sotto i piedi. È sulla roccia che si edifica il futuro. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7.25).

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Dott. Enzo de Gennaro
Direttore Responsabile