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Per quanto si sforzi, non riesce in nessun modo a migliorare. Si impegna con tutte le sue forze. La volontà non gli manca. È lì, anche oggi, che prova a fare quel salto di qualità. E domani sarà ancora lì con le solite buone intenzioni, senza ottenere alcun risultato. Ogni giorno, sempre uguale. Lavora alacremente. Ottiene il minimo. È vittima della routine.  

La consuetudine è tra le più comuni cause di quella forma degenerativa della vista detta convinzione. Non permette di vedere aldilà del perimetro ristretto delle proprie credenze. Impegnarsi e fallire. Potrà andare avanti così per sempre, se qualcuno non interviene, se qualcuno un giorno non gli si para davanti per mostrargli dove è l’errore che, immerso nelle proprie prassi, non è in grado di riconoscere.

Dal primo luglio scorso stazioni appaltanti e centrali di committenza qualificate hanno a disposizione un nuovo sistema informatico che permetterà di imparare a riconoscere i propri limiti e promuovere procedure di correzione sul fronte dell’efficienza decisionale. Il tema è il tempo che trascorre tra il momento in cui vengono presentate le offerte e la data in cui viene sottoscritto il contratto d’appalto. Il sistema, predisposto dall’ANAC, prevede che in media questo tempo non deve superare i 160 giorni. Cosa succede se una stazione appaltante supera questo margine? È invitata a fare un esame di coscienza e presentare un piano che l’ANAC ritiene debba essere orientato “alla riorganizzazione del personale, al potenziamento della formazione specialistica e all’utilizzo degli strumenti digitali”.

Le lungaggini temporali sono una delle piaghe delle nostre amministrazioni pubbliche. Disorientate da labirinti burocratici, pratiche si avviano e finiscono per arrivare sull’altra sponda del dedalo dopo tempi memorabili. A volte si perdono e non riescono a concludere un iter disseminato di trappole e trabocchetti, cavilli legislativi e autorizzazioni, timbri, firme.

L’autunno scorso è stato inaugurato il portale “Italia Semplice”. La piattaforma promossa dal Dipartimento della funzione pubblica è nata “per supportare e valorizzare le iniziative di semplificazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici che fa capo all’Università Cattolica ha costatato che i buoni propositi non sono appagati come promesso. “Una delle maggiori difficoltà del semplificare è che le nuove leggi non siano contraddittorie né con leggi precedenti né con sé stesse, altrimenti si crea ulteriore confusione”, si legge nel contributo dell’Osservatorio. Leggi, decreti, regolamenti, codici spesso si sovrappongono e contrastano, confermano e smentiscono. Un complicato sistema di ingranaggi, un intricato assemblaggio di meccanismi che si muovono cigolando e stridendo. Il passaggio farraginoso del castello errante di Howl al minimo della sua vitalità: la burocrazia.

C’è davvero un rimedio efficace e definitivo? La soluzione, almeno nelle intenzioni, non può che essere nella proposta dell’ANAC relativa all’efficienza decisionale: individuare le criticità e trovarne una soluzione. Serve consapevolezza dei propri limiti e delle proprie risorse per uscire da quel loop che porta a reiterare continuamente gli stessi errori. Phil Connors il meteorologo del celebre film “Ricomincio da capo” si trova a rivivere sempre lo stesso giorno, commettendo sempre gli stessi sbagli. Verrà fuori da quel loop temporale solo quando avrà preso coscienza dei suoi errori. L’ANAC prova a rompere il loop degli errori in cui le pubbliche amministrazioni sono incastrate presumendo di poter migliorare le tempistiche agendo sulla riorganizzazione del personale, sulla formazione e sulla digitalizzazione. Basterà? Probabilmente solo in parte. Se il percorso tracciato dalle norme non è lineare e coerente sarà facile smarrirsi e cadere in un nuovo loop di errori. Il personale potrà avere tutta la buona volontà e la preparazione necessaria per seguire le procedure ma se le procedure sono contorte e corrotte, tanta dedizione sarà vana. E vedremo ancora tanti piccoli dipendenti pubblici aggirarsi senza arrivare da nessuna parte in un loop di scale, porte e terrazzi del tutto simile alla Relatività di Escher.

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Dott. Enzo de Gennaro
Direttore Responsabile